Ebreo ungherese, fuggì dalla sua terra sperando di trovare scampo a Milano, ma arrivò in concomitanza con l'emanazione delle leggi razziali in Italia e fu internato in diversi campi di concentramento disposti dalla nuova normativa per ebrei provenienti dall'estero: da Manfredonia al Teramano, alle Marche, a Cantù, dove però si ricongiunse con la moglie; da qui nel 1943 tentò una fuga in Svizzera, frustrata da una delazione; fu quindi deportato ad Auschwitz; nel gennaio 1945, con l'approssimarsi dell'Armata Rossa i prigionieri furono messi in marcia forzata verso altri lager; chi non ce la faceva veniva abbattuto; Glücksmann non sopravvisse. Di lui
Primo Levi, che fu suo compagno di prigionia, ci ha lasciato un ritratto in un personaggio del libro
Se questo è un uomo.
È una delle "
pietre d'inciampo" posate a Milano il 22/1/2026.