Avvocato a Rovereto, irredentista, pur essendo cittadino dell'Impero allo scoppio della Grande Guerra disertò e si arruolò volontario nell'esercito italiano. Fatto prigioniero dagli austriaci sul Monte Corno assieme a
Battisti, che comandava la sua compagnia, fu processato per direttissima e impiccato per alto tradimento.
Qui è ricordato assieme al fratello
Fausto che, emigrato in Argentina, decise di tornare ed arruolarsi volontario nell'esercito italiano per vendicare l'impiccagione di Fabio. Morì in combattimento sull'altipiano di Asiago.