In Francia conobbe il marito, marchese figlio del governatore di Torino (città allora occupata dalle truppe napoleoniche); con lui ci si trasferì nel 1804, abitando nel palazzo di famiglia, che poi avrebbe ospitato, come segretario-bibliotecario,
Silvio Pellico reduce dal carcere dello Spielberg. Qui Juliette si italianizzò, imparando la lingua e preferendo il nome Giulia, dedicandosi ad opere di beneficenza e assistenza. In prima persona si preoccupò delle condizioni di vita delle
carcerate e delle attività utili al loro riscatto; contribuì inoltre a finanziare la costruzione del Cimitero monumentale di Torino, di
collegi ed ospizi per i bisognosi. Alla sua morte, vedova e senza eredi, lasciò tutti i suoi beni all'Opera Pia Barolo, costituita a fini caritatevoli. Dal Vaticano la marchesa fu proclamata venerabile nel 2015.
Inaugurata il 17/1/2026, è la prima statua dedicata ad una donna a Torino.