Di famiglia anarchica, esule in Francia, quando tornò in Italia sposò un militante comunista che dal Fascismo venne condannato al carcere; si prodigò quindi nel sostegno ai prigionieri politici, oltre che nella difesa delle donne; dopo il 1943 collaborò alla Resistenza diffondendo la stampa clandestina e partecipando a coraggiose azioni di protesta: ad esempio il giorno della festa della donna del 1945 solo lei, con suo figlio, dopo che le altre donne per paura avevano rinunciato alla manifestazione, andò a portare garofani rossi nella piazza dove 3 mesi prima erano stati
fucilati 4 giovani antifascisti. Nel dopoguerra proseguì il suo impegno sociale, nel quartiere, nell'UDI e nell'ANPI.