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Nome e Cognome Alessandro Parronchi
Firenze 1914 - 2007
Dove si trova loc. Castelnuovo dei Sabbioni (piazza Pertini) - Cavriglia, AR
Categoria lettere
Segnalato da Franco Zatini
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Insegnante, prima nelle scuole superiori poi all'università, fu poeta e saggista.

I pannelli sono adiacenti ad un muro decorato dal pittore Venturino Venturi, che recinta il fianco sudest del cimitero; la terribile descrizione si riferisce ad un episodio di rappresaglia dell'esercito tedesco perpetrata sulla popolazione civile di Castelnuovo dei Sabbioni il 4/7/1944; qui furono uccise 75 persone, uomini e donne, vecchi e bambini; altri reparti della Wehrmacht quello stesso giorno ne uccisero quasi un centinaio nelle frazioni Massa dei Sabbioni, Meleto e S.Martino.
 
     
 
 
(Testo)

(il testo è scritto su diversi pannelli verticali, da sinistra a destra)
Giovani

Tu che sei vecchio racconta la storia
della strage. Ci hanno detto che è una storia
terribile. Ma tu la sai. Raccontala.
Solo tu puoi raccontarla. Tu sei vecchio.
Tu la sai. Ci hanno detto che è terribile.
Ma tu sei testimone, tu raccontala
perché ognuno di noi se ne ricordi.
Su! Sforza la memoria!


Vecchio

No, è terribile.
Mezzo secolo è passato, e quando accadde
avevo già mezzo secolo, io, vecchio,
non ho più chi mi leghi, oggi, a quel tempo.

Giovani

Ma devi raccontarla. Noi vogliamo.


Vecchio

Non posso. C'è chi disse che non erano
uomini. Eppure un amico narrò
d'aver visto un di quei mostri accarezzare
il capo d'un bambino. Ma non credo
che sia stato possibile. Era un mostro.


Vecchio

E dopo il loro passaggio, Meleto,
Castelnuovo, non eran che un braciere.
E la brace erano i corpi insanguinati
di padri, madri, figli, folgorati
dalla mitraglia accatastati in cumulo
e le fiamme alimentate dai frammenti
delle loro povere masserizie...
No, è troppo duro, non posso
raccontare a voi bimbi una storia
che pure altri bimbi hanno vissuto.
Perché tanti morti? A che cosa
hanno servito? Che ho fatto io per ricordare
o vendicare? Sono vissuto invano.


Uomo

Non dirlo, vecchio. Un sacrificio umano
non é inutile mai. Pure se a compierlo
su inermi inconsapevoli e nolenti
fu l'odio di coloro che non sanno
quello che fanno, un odio senza volto
umano. Fu il ricorso a quella guerra
per cui l'odio diventa legge. Mai,
che mai più questo avvenga. Tu sei vecchio
ma da allora che un'altra guerra fosse
da accettare tu certo non pensasti.
Vattene dunque in pace e lascia i giovani
completare la storia dell'eccidio:
dire come sia stato bene dopo
riaccendere la vita, ricostruire
la casa. Che qualcuno ora ripeta
questa storia. Ma qui non c'è nessuno.


Un viandante

E' Venturino, un uomo senza età
che qui, in piazza Pertini di Cavriglia,
ha costruito un muro, messo ad argine
della marea dei morti del vicino
cimitero, dove serbare il calice
del sangue non versato inutilmente.
Ed il muro racconta oggi la storia.

Il muro

"Giù dalla collina improvvisi apparvero
uomini bianchi che potevano essere angeli
ma dietro sé non lasciavano che morti
esalati al cielo nelle fiamme di un incendio.


"Tutto dopo il loro passaggio era crollato
e quando le rovine ebbero finito di accatastarsi
dopo la polvere degli ultimi assestamenti
rimanevano tre larve, tre figure:
erano un uomo una donna e un bambino
o le loro ombre.
"Vennero allora altri uomini
che parevano ma non erano mostri,
una catena di trasmissione da loro mossa
diradò le rovine, fece sorgere muri,
case, case abitabili dall'uomo.
"Salì un mare, un mare denso che impediva
ogni rumore, sia di martelli che di spari.
Dentro il mare avanzava una figura
non turbata dalle onde: era Maria.
"Maria - la Pace con in braccio il Bambino
che indicava la via di andare al cielo:
un fiume bianco saliva saliva
era il cielo finalmente raggiunto."


Poeta

Muro di Venturino, t'inserisci
lieve nel paesaggio di Cavriglia
narri una storia di guerra e di morte
ma anche di pace e di resurrezione.
Narri una storia viva che è leggenda
da narrare ai suoi figli, una leggenda
che l'aurora la pioggia il sole il vento
non potranno scalfire, solo accrescere
della carezza tenera dell'erba.
Sorge limpido il muro nella piazza
è una strada un torrente una via lattea,
non è un simbolo è fatto di realtà.
Chi sopravvisse alle rovine non è più
un'ombra che fra le ombre si confonde.
Ora è chiara la tua parola: vieti
d'inoltrare nel buio, ergi a difesa
i tuoi colori del sogno dell'anima
di appartenere a un'esistenza libera.
Non ti richiudi come una fortezza,
come una tomba. Anzi chi ti descrive
sente farsi la vita più leggera.


Giovani

Come ci piace, Venturino, la storia
da te raccontata. Essa non tradisce, ma completa
quello che avvenne con quel che avverrà.
L'orrore non spezzò il filo del tempo,
questo tempo che fa nascere e morire.
Il tuo muro lascia una strada aperta
verso il futuro e la resurrezione.
Che la storia, per quanto terribile,
raccontata da te viva in eterno.
E il ricordare non sia fonte di vendetta
ma memoria del sacrificio, di un sacrificio
da cui in parte anche noi siamo redenti.


"Alessandro Parronchi, 1992"
Comune di Cavriglia
4 Luglio 2015           


foto Zatini
 
 
     
 
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