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Nome e Cognome Pescatori
Dove si trova via Sauro 1 - Cervia, RA
Categoria varia
Segnalato da Franco Benfenati
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(Testo)

(targa 1)

PORTO CANALE DI CERVIA
PAPA GIOVANNI PAOLO II
COLONNA DEL MARE
stele dedicata ai pescatori e alle donne della marineria cervese
Da un'idea di Carlo Nava
realizzazione a cura del
Circolo Ricreativo Pescatori "La Pantofla"
in collaborazione con
Amministrazione Comunale di Cervia
Cooperativa Pescatori "Penso Luigi"
e con il sostegno della
Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.
I brani e i versi di vita marinara sono di Carlo Nava
Cervia 11 maggio 2013


(targa 2)
Queste pagine sono dedicate ai vecchi pescatori di Cervia, quelli che
di giorno e di notte, col sole e col maltempo faticavano sul mare e
sapevano leggere il cielo e il corso delle nuvole e il colore dell’acqua
e l’odore del vento.
E altro motore non avevano, per navigare e per pescare, che le grandi
vele colorate delle loro barche. Per loro ho scritto queste pagine.
Pochi purtroppo sono ancora fra noi... ma quei pochi sanno.

Affettuosa dedica va anche alle loro donne:
Donne di Borgomarina, donne di pescatori.
Molti giorni di magra, alcuni di abbondanza.
Lavoro sempre.
Reti da riparare, vele da cucire.
Quattro pesci da vendere, bambini da accudire.
E l'ansia che stringe il cuore quando il maltempo sorprende gli uomini
sul mare.
C.N.


(targa 3)
Carlo Nava

MARE
POLITTICO IN SEI QUADRI

Quadro primo
"MARE DI NOTTE"
In principio è solo il buio. Poi, poco alla volta, la notte si stempera, si
divide in zone, in spazi di oscurità meno densa. L’occhio percepisce
lievi lucori e forme incerte che poi emergono si definiscono. Il cielo
è un sipario forato di luci. La superficie del mare è un lucere sommesso
di minime creste d’acqua alzate dalla brezza. Lo senti fremere sotto
il vento leggero, lo vedi luccicare, lo senti cedere condiscendente,
senti il suo aprirsi davanti alla prua ferrata. L’aria fruscia sulla tela, se
guardi in alto vedi la grande vela piena di vento, su, fino al limite alto
della pennòla che accarezza le stelle. Appaiono gli alberi, le sàrtie,
le manovre. Sotto di te la solida superficie delle tavole catramate del
ponte è una rassicurante certezza. La barca scivola sulla sua larga
strada d’acqua, d’acqua, d’acqua...


(targa 4)
Quadro secondo
"MARE ALL'ALBA"
L’orizzonte schiarisce, avverti l’alleggerirsi dell’oscurità. Il buio
cede la sua densità, il cielo trascolora. Il vento si è calmato,
il mare è grigio, levigato, compatto. La barca è ferma, le
vele pendono immobili. C’è, nell'aria, un senso d’attesa. Le
tonalità del grigio s’ammorbidiscono, virano verso un indefinito
colore di madreperla che poco a poco fa emergere le
tonalità del rosa, del porpora. Poi, oltre una bassa linea di
vapori, la luce cresce rapidamente, il rosa si illumina, petali
gialli invadono il cielo. Il sole appare, levigato e splendente
come un disco d’oro rosso. E l’alba è tua. Non ci si abitua.
Ogni volta è diversa ed ogni volta ti lascia senza parole. La
rivelazione d’una bellezza che richiama alla mente l’immortalità.
Tutto, per un tempo che sembra come sospeso, ti appare
immobile. Il mare è una lastra levigata di metallo fuso, riflette
il cielo chiaro del primo mattino. Poi la superficie dell’acqua
freme, s’increspa. Senti la brezza leggera sul viso e guardi in
alto e la tela palpita, si gonfia ed il timone asseconda e la
barca prende abbrivo, s’inclina, scivola. La prua, con un lieve
scroscio di fontana, divide l’acqua infinita, l’acqua, l’acqua...


(targa 5)
Quadro terzo
"MARE DI GIORNO"
Il vento ha rinforzato. Il giro è giusto, viene da levante, fra qualche
ora volgerà da scirocco. La barca è al lavoro. Gli uomini hanno
calato la rete ed i pesanti divergenti piombati e le lunghe cime.
Ora quel buon vento fa forza sulle vele e la barca s’inclina e le
manovre gemono e le punte degli alberi disegnano brevi archi nel
cielo. La pesante rete striscia sul fondo e con la grande bocca di
rade maglie, di fitte maglie, setaccia l’acqua e intrappola pesci.
Passano lente le ore. La barca continua a lavorare pazientemente,
instancabilmente, nella pace e nel silenzio di quel mare che ci
circonda a perdita d’occhio.
Attorno a noi, nella piena luce del giorno, nello sfolgorio del sole,
splendono gli allegri colori delle vele, riluce e specchia e barbaglia
la mutevole superficie dell’acqua, dell’acqua, dell’acqua...


(targa 6)
Quadro quarto
"MARE E PESCI"
Cigola il paranco dell’albero di trinchetto e sale la pesante rete, ne
affiorano i bracci. Gli uomini si sporgono, afferrano le maglie, inarcano
la schiena ad aiutare. La rete viene a bordo: è sospesa sul largo
ponte di prua. Il sacco è gonfio, pesante, gocciola acqua e bava
di fango. Un rivolo denso scola sul ponte curvo, si fa strada verso le
murate, trova un ombrinale, si scarica in mare. Ora una mano afferra
la cima dello stroppo, con un violento strattone lo scioglie. La rete
si apre, si allarga e la coperta è invasa da una massa informe che
brulica di creature marine strappate alle acque. I pesci catturati si
dibattono, escono dal cumulo, c’è un rapido battere di code sul
legno, i granchi si fanno strada, schiumando dalla bocca, cercando
tenacemente una via di scampo per tornare alle acque. Gli uomini
fanno cerchio, le mani rapide cernono, afferrano, agguantano.
Secchi di chiara acqua attraversano le ceste. Le cassette si riempiono,
qualità per qualità, grandezza per grandezza, ordinate, allineate,
accatastate. Il premio alla fatica è lì, il mare ha concesso il raccolto:
iridano le scaglie, stupisce la varietà delle forme che splendono di
colori brillanti. La coperta è lavata, lo stroppo lega di nuovo il sacco,
la rete è calata fuoribordo, seguono i divergenti, le cime.
La barca riprende la paziente fatica. Altri pesci da pescare, altre
cassette da riempire. Avanza a bocca aperta la grande rete,
nell'acqua, nell'acqua, nell'acqua...


(targa 7)
Quadro quinto
"MARE DI NEBBIA"
Arriva, silenziosa, la nebbia. Rotola muta sull'acqua, cancella ogni
cosa. La barca è sospesa nel vuoto. Poco oltre la murata finisce il
mondo. Non c’è più orizzonte, né altre barche, né linee di coste
lontane. Il vento è cessato. Il silenzio incombe. Pochi suoni lo incrinano:
una carrucola geme, sciaborda una piccola onda contro lo scafo.
Anche gli uomini tacciono. Da oltre il muro di caligine può arrivare
il pericolo. Ascoltano. Un marinaio s’infila sotto coperta. Ritorna. Ha
in mano un ritorto corno di bue dalla punta segata. Lo porta alle
labbra, ne trae un suono cupo, vibrante, che lascia un’eco nel
cuore degli uomini, quasi fosse un grido, il lamento di qualche strano
mostro marino. Potrebbe emergere all'improvviso dall'acqua,
dall'acqua, dall'acqua...


(targa 8)
Quadro sesto
"MARE DI BURRASCA"
Da lontano viene il vento che porta la burrasca. Davanti a sé sospinge
i segni che avvisano la gente. Stanotte s’è visto lampeggiare, a
ponente. E prima ancora, a sera, stormi di gabbiani volavano alti
verso gli specchi d’acqua delle saline. E al vecchio pescatore dolgono
forte le ossa stamani e sta ingroppito nella logora giacca di panno.
Da lontano si vede il mare iscurire. D’improvviso il vento: subito svela
la sua forza e urla e fischia fra le sartie, s’abbatte sulla vela in raffiche
rabbiose. Riduci, riduci, ammaina! Giù la maestra! gridano gli uomini
e rapidi si buttano alle manovre, e la vela sbatte impazzita ed il
pennone segue, vibrante. Servono tutte le braccia, tutte le mani. La
tela è ridotta, legati i matafioni, la barca è prua al vento. Issa, ooh
issa! E la vela terzarolata sale di nuovo lungo il robusto albero, su, fino
al segno. Poggia, timoniere, falla partire. Abbriva potente la barca
sotto quel vento e già ci sono onde ripide e corte. Battono i marosi
sull'alta prua ricurva, si sfrangiano, vola l’acqua e la schiuma oltre la
murata, lungo la coperta e l’onda cresce ancora, cresce il frastuono
e la barca s’ingavona e geme il fasciame torturato, cricchiano gli
alberi ed i pennoni sotto il peso della tempesta e gli uomini s'afferrano
con le dure mani dolenti alle sàrtie, alle manovre e pregano muti che
quel gran vento cali, che già così basta, di più ancora sarebbe
naufragio certo e le vite perdute.
Poi, quasi a risposta, il vento pare cedere un poco, le raffiche
sembrano meno violente ed il mare intorno è pieno di onde gialle e
anche la luce sembra gialla e illumina le facce illividite dei marinai.
Il vento è ancora forte, ma sa di salso, non più di rabbia e l’acqua
non sale più in coperta. Raddrizzano la schiena gli uomini, guardano
fuori bordo, increduli d’averla scampata. La barca corre, il porto non
è lontano, già s’intravedono i moli. Preparare il paranco, issare il timone,
che non tocchi. Un’ultima grande onda passa rapida sotto la carena
e si è dentro, fra i moli che scorrono rapidi ai lati della barca. Là, in
fondo, appare l’alta solida torre di San Michele. Il canale è una
tranquilla strada d'acqua, d'acqua, d'acqua...


foto Benfenati
 
 
     
 
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